mercoledì, maggio 24, 2006

Homo economicus


Tempo d'estate tempo di festival. Ma questa volta, almeno a Trento, nessuna chitarra, nessun sassofono e nessuno stadio in delirio. Al loro posto calcolatrice (o pallottoliere per i più nostalgici), lavagne luminose, biblioteche e proiezioni cinematografiche.
Di cosa sto parlando? Dell'ultima pensata fra Provincia e Università di Trento: un festival sull'economia. Con l'intenzione di diventare un centro di grande interesse sul tema nonchè un appuntamento annuale parte così per il primo anno dall'1 al 4 giugno 2006 un festival sull'economia.

La prima cosa a cui ho pensato leggendo di questo festival (che ha pure un sito internet - http://www.festivaleconomia.it/) è stata : "ma a chi può interessare l'economia? Figuriamoci un festival dedicato... che due palle!"

In realtà tutto il mio astio verso questa materia era (ed è) radicato a partire dal semplice fatto che ho odiato l'Economia come "scienza" dal primo minuto di lezione di Economia Politica, esame basic basic di ogni facoltà universitaria (penso), fra i più pallosi fondamentali che abbia mai subito (se la gioca con Statistica). Sarà stato il docente (un mega stronzo...ora che ci penso sembrava il gemello cattivo di Tremonti), sarà stato che si avvicinava l'estate, ma soprattutto sarà stato che tutto quel micro e macro di cui sentivo parlare a lezione mi sembrava così distante che di li a poco (bastarono 2 lezioni) presi la decisione definitiva: odierò per sempre i grafici di domanda e offerta, il PIL, le situazioni di monopolio, la spesa aggregata ecc ecc

Insomma, l'Economia per come me l'hanno proposta ed insegnata è stata un vero e proprio trauma.

Fino a quando, giusto qualche settimana fa, leggo di questo festival di Trento. Afferro per curiosità il libretto (che è stato spedito in ogni casa) e mi metto a sfogliarlo distrattamente, con la convinzione che l'avrei riposto nel cestino a breve. E qui viene in bello: trovo che gli argomenti trattati sono tutti piuttosto interessanti. Si parla infatti di "ricchezza e povertà" un tema che, per gli studi che ho fatto, mi ha sempre incuriosito. In realtà il tema l'ho affrontato da un punto di vista puramente sociologico senza addentrarmi troppo nel campo, appunto, economico della questione. Mi trovo per la prima volta a concepire l'economia come una scienza che deve finire nel pratico e deve dare risposte e implica la dificoltà di trovare soluzioni reali a gravissimi problemi, come quello della disparità tra ricchi e poveri, tra sfruttati e sfruttatori ma anche, per restare più a casa nostra, ai problemi legati all'etica economica, al precariato, alla disuguaglianza geografica. Partecipano al Festival grandi personalità, economisti di fama internazionale, politici, giornalisti, operatori del settore. Mostre, dibattiti, forum, proiezioni cinematografiche sul tema, concerti, incontri con gli autori, confronti.

Scelgo a caso un significativo punto di partenza per riflessioni sucessive citando lo spunto critico di una delle tante tavole rotonde:

(immaginate di leggere il testo seguente con tono e piglio della bravissima Milena Gabanelli, nella quale ripongo la massima stima)

L’Europa spende due dollari e mezzo al giorno per ogni mucca, mentre ci sono più di tre miliardi di persone sul pianeta che vivono con un reddito inferiore ai due dollari al giorno. È giusto continuare a sostenere l’agricoltura? E ci sono modi per farlo che costerebbero meno?

Queste sono le domande di economia che dovrebbero stare negli esami universitari! Questi sono i grandi paradossi del mondo che viviamo! Questa si che è sono LE DOMANDE per quali dobbiamo per forza di cose trovare risposte e azioni adeguate e concrete al più presto!

La città sarà sicuramente in grado di rispondere a questo cortese ed interessantissimo invito al confronto. Spero d'esserlo anch'io. Anzi, ne sono certo.

Vi terrò sicuramente informati sull'argomento.

lunedì, maggio 08, 2006

Old Boy

Per un secondo, per un solo secondo, mi sono reso conto che

se fosse solo una questione

dove alcuni arrivano ed altri no. O forse
abbiamo desideri differenti

o

forse non ci sentiamo e allora pensiamo che sia solo a fortuna ad unirci

Se
è possible? Fermare il ticchettio di questo

orologio di immagini

sempre uguali e forse ora mi accorgo anche sbiadite

Impossibile allontanarmi, fuggire. perchè
non voglio

non voglio

non voglio