giovedì, gennaio 19, 2006

Sogno premonitore

Stiamo arrivando: siamo all’inizio del ponte. Guardo dal finestrino per vedere l’acqua del fiume che passa sotto. Sembra pulita, ha un colore verde intenso. La corrente non è troppo rapida. E’ un’energia intensa ma tranquilla, che scorre sempre dalla stessa parte, fin da quando esiste. Il fiume è una forza solida e rassicurante, per me: il suo percorso è sempre uguale, dai monti al mare. All’inizio questo tipo di forza la trovavo anche in te: mi circondava con un abbraccio così speciale, mi faceva sentire protetta ma non soffocata, mi riempiva di gioia senza svuotarmi di nulla. Ma ora tu per me non sei più come quel fiume che va dalle montagne al mare senza incertezza alcuna, solo con la forza del suo esistere, del suo essere semplicemente se stesso. Adesso quell’energia la sento in te solo di tanto in tanto, sempre meno spesso. E quando vedo quel velo sui tuoi occhi tu sei così distante. Si, certo: sei premuroso e paziente. Ma nonostante tutto questo io ti sento così lontano da me in quei momenti. Forse paghiamo il prezzo del nostro dover essere nascosti, quasi invisibili. Come oggi: qui in questa città ufficialmente per lavoro, ma in realtà per una decisione che potrà cambiare completamente le nostre vite. Sandro, io non reggo più a questa finzione, a questa schizofrenia che prosciuga tutti i nostri affetti. Lo so di non avere molto coraggio. Ma forse sarà la disperazione del sentirmi chiusa stretta in un angolo a darmi una forza come quella che muove questo fiume. Ma prima devo sapere. Devi dirmi la verità. Solo dopo potrò essere davvero libera di decidere. Non posso più aspettare. Devo chiedertelo adesso, prima di entrare in questa città, dove ci aspetta la dottoressa che mi visiterà. Mi giro e ti guardo negli occhi. Ti volti anche tu a guardarmi. Per qualche secondo non ci diciamo nulla. Il tuo sguardo diventa un punto di domanda, ma ti sento anche inquieto.
- Che c’è? Sei stanca? Ormai siamo quasi arrivati.
- Voglio sapere solo una cosa, Sandro. Devo saperla prima di andare dalla dottoressa, per poter decidere.
- Cosa vuoi sapere?
La tua voce adesso è diversa, sembra quasi rauca. Sei teso, lo vedo, ma non è solo la stanchezza per questo viaggio. E’ altro. Hai intuito che cosa sto per chiederti. Non è una domanda è la domanda. Torni per una attimo a guardare la strada. Siamo ancora all’inizio del ponte e ci sono poche altre automobili. Torni a fissarmi perchè senti che non mollo questa presa, ti continuo a guardare negli occhi.
- La ami ancora?
- Chi?
- Dimmi se la ami ancora, dimmi se attraverso di me tu ami lei. Dimmi la verità!
Giri di nuovo la testa verso la strada e non rispondi. I tuoi occhi mi sfuggono e comincio a vederci dentro quel velo che odio e che mi spaventa. Stai mentendo. Sai benissimo di chi parlo. Con la mano ti afferro il mento per costringerti a guardarmi negli occhi.
- Tu la ami ancora, Sandro. Non hai mai smesso di desiderarla, vero? E la desideri così tanto perchè non l’hai mai avuta, come invece sei riuscito con me.
- Ma di cosa stai parlando?
- Dimmi soltanto se mi ami almeno un po’ o se stai con me solo per ricordarti di lei.
- Stai dicendo delle cose... delle cose assurde!
Adesso ho un nodo alla gola, e sta per scoppiare. La mia mano tiene ancora la tua testa girata di fianco, verso di me. Non posso sopportare che tu mi sfugga anche nel mentire. Guardami negli occhi e forse potrò accettare le tue bugie con meno dolore, con meno rabbia. Tu adesso cerchi di girare la testa ma io ti trattengo ancora, come posso. Devo guardare i tuoi occhi, voglio vedere se c’è ancora quel velo sopra di loro.
- Stai con me per poterla vedere? Oppure guardi me ed immagini che io sia lei? Dimmelo!!
Sto urlando ora. Non l’ho mai fatto con te. Ho paura di me stessa e di come sono; ma ho ancora più paura di come mi sentirei se non lo facessi e di non riuscire a dire tutto, proprio tutto quello che mi porto dentro.
- Lasciami, devo guidare!
- Dimmi se per te io sono lei!Adesso dì la verità, Sandro!!
- Ma cosa stai dicendo Marta! Io non so che...
Qualcosa si spacca dentro di me, di colpo. Quel nome così sbagliato e così vero – il nome di lei – straccia in mille pezzetti questa mia penosa illusione. Tu impallidisci e mi fissi con uno sguardo atterrito. Tengo ancora il tuo viso nella mia mano. Vorrei graffiarti, vorrei strapparti quella maschera, dove le tue rughe adesso sono solo le pieghe del male. Ma la maschera è caduta e non c’è più nulla da nascondere o da togliere, ormai. Sto per urlare quando un colpo secco, che viene da sotto o da fuori, cancella tutto questo in una frazione di secondo. Tutto accade in un attimo che è troppo veloce per capire. Tu ti volti verso la strada, urli, muovi di colpo lo sterzo, io sono girata e non vedo e non capisco nulla, sento altri colpi più forti e metallici, tutto si gira di traverso, sento ancora un altro botto ancora più forte, l’auto si inclina, ancora un attimo di assurdo silenzio con il motore che si imballa e gira a vuoto, solo due tre secondi e poi il tonfo dell’acqua.
Siamo dentro il fiume.
Siamo dentro la fine.







Frase del giorno :
"L'essere amata è per la donna un bisogno superiore a quello di amare" - Sigmund Freud

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