Capita a volte (sarebbe strano che non vi fosse mai capitato) che una persona durante la propria esistenza si interroghi sulle grandi domande della vita: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. In particolare l'ultima ha sempre suscitato in me grande interesse. Sul "dove andiamo" ci sarebbe tanto e troppo di cui parlare. Una cosa però rimane certa: la vita ha una scadenza. Si, prima o poi tutti siamo destinati a morire. Quindi, che ci piaccia o meno, prima o poi la Signora verrà a farci visita e con lei ci troveremo a compiere un viaggio verso chissà quale luogo e tempo.
La Morte
La società contemporanea nella quale viviamo non dipinge la Morte come un evento d'obbligo, un passaggio forzato. Anzi a me pare che nelle società occidentatali benestanti vi sia in atto un processo che mira a farci dimenticare la sua esistenza. Qualcuno sulle tv (TUTTE) e in un certo cinema (il cinema di massa, i grandi blockbuster) opera affinchè della Morte sia vietato trattare. Ecco, la Morte è diventata
tabù: vietato chiedersi cosa sia, vietato domandarsi quando arriverà e soprattutto VIETATO PARLARNE. Al contrario il modello che viene proposto è quello delle creme anti-age, delle lampade abbronzanti, del sorriso smagliante, della cintura per dimagrire.
Secondo questo schema di comportamento che potremmo sintetizzare in "vedo solo quello che voglio vedere" e "parlo solo di quello di cui voglio parlare" rischiamo ancora una volta di generare dei mostri, figli del silenzio, di cui il secolo scorso ha vantato un numero record di illustri presenze.
Un ostacolo che è DENTRO di noi. Sono sempre più convinto che le grandi crisi dell'uomo tenute sommerse dentro di esso possano diventare terreno fertile per sviluppi di modelli di comportamento terrificanti. Durante il Nazismo la morte di un biondo soldato bavarese sul campo di battaglia era una tragedia, un'eroe che si era sacrificato per un ideale, con posto riservato nel Valhalla (questo mi ricorda i nostri nuovi terroristi) una storia da fiction in prima serata. Al contrario, decretare la morte di un ebreo o di un appartenente ad una qualsiasi razza inferiore era un DOVERE. La sua cancellazione era prassi comune.
Qual'è la verità? Si può pensare ad un Morte con significati diversi?
Quand'è che ci abitueranno all'idea che la morte è uguale per tutti?